Arte in casa. Un collezionismo sempre più desiderato.

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Che le immagini siano nostre fedeli compagne di vita migliorando il nostro umore è un dato di fatto. Ma allora perché non trasportarle fisicamente nelle nostre case, sotto forma di quadri o sculture, anziché rimanerne solamente  folgorati in musei o sul web?

 

La rivista Architectural Digest ha pubblicato a luglio 2018 un articolo in cui affermava che “Detenere opere d’arte è un’azione che sta catturando l’attenzione di una nuova generazione, qualunque sia il loro budget”.

 

Dana Farouki, Adrian Cheng, Julia Stoschek

Yusaku Maezawa ed il suo celeste Jean Michel Basquiat

 

Dana Farouki, 38 anni, Adrian Cheng, 39, Julia Stoschek, 42, Adrian Cheng, 38 e Yusaku Maezawa, 42, noto per il suo recente acquisto del Basquiat da 110 milioni di dollari, sono alcuni dei giovani collezionisti d’arte che si stanno facendo notare nel panorama artistico mondiale.

Medici, avvocati, imprenditori, creativi, professionisti, operatori di marketing sono alcune delle categorie particolarmente attratte da questo tema, che apprezzano l’architettura ed il design.  I festival d’altronde, assieme alle associazioni culturali, le attività commerciali o le strutture alberghiere, come gli Art Boutique Hotel, esibiscono un crescente numero di opere nei loro spazi pubblici o privati, facendocele desiderare per le nostre case.

Che si tratti di millenials, o di ultime generazioni poco importa, poiché è una tendenza in forte crescita, che genera un mercato molto caldo.

 

Le statistiche

(di Art Basel)

Uno dei report più rilevanti è quello pubblicato da UBS e Art Basel , che raccoglie e analizza i dati di rivenditori, case d’asta, collezionisti, fiere d’arte, esperti del settore e altri soggetti coinvolti nel commercio.

 

Balza agli occhi un crescente sviluppo del collezionismo negli ultimi anni, che può essere correlato dal crescente numero di miliardari, soprattutto in America ed Asia. Nel 2017, infatti, tra i 200 collezionisti più importanti al mondo, dodici provenivano dall’Asia, nove dalla Cina e tre da Hong Kong.

 

Il collezionismo dell’arte è da sempre esistito, da quando l’uomo e il disegno sono nati: quadri e sculture sono stati scelti dall’uomo e portati nelle case. Sino a poco tempo fa spettava però solo a chi aveva un grosso budget a disposizione, capace di scegliere. Oggi invece qualcosa è cambiato, poichè siamo spinti  ad avvicinarci al mondo dell’arte indipendentemente dalla somma a disposizione. Vogliamo l’arte e basta. 

La scelta è naturalmente soggettiva, ma la tendenza degli ultimi anni vede un’arte più moderna e contemporanea a discapito di una decorativa o antica.

 

Vendite medie per settore

 

Musica per le mie orecchie!

La casa è uno spazio a propria immagine, pensato prima dalla nostra mente, ed elaborato poi dalle nostre mani, livellato sulle nostre esigenze ed emozioni.  All’interno di un appartamento ogni contenuto è una tessera, come in un grande puzzle, a formare una serie di scenari  customizzati in cui l’arte diventa prioritaria.

 

L’appartamento parigino di Gherardo Felloni

 

In un’epoca in cui molti fanno a gara per apparizioni social o televisive, lanciando nuovi musei privati, ce ne sono altri i cui nomi non compariranno mai, lasciando tutti fuori dalle loro imprese.

E’ il caso del “Salvator Mundi” attribuito a Leonardo Da Vinci e battuto in asta da Christie’s per 450 milioni di dollari, la cui proprietà è ancora oggi nascosta .

 

 

 

Ma cosa spinge l’uomo a collezionare?

 

Global lead partner, società delle fiere d’arte, ha presentato il report intitolato “UBS Investor Watch Pulse” che indaga sul collezionismo, sulle motivazioni che spingono a comprare arte e come vengono gestite le collezioni.

E’ stato elaborato attraverso una serie di interviste che hanno coinvolto 2.400 americani con un patrimonio di almeno 5 milioni di dollari, di cui 1.017 sono collezionisti.

 

Tra le motivazioni non vi è il ritorno economico immediato, attraverso operazioni di compravendita di breve durata, ma il poter godere di “cose belle” per il 71% e la passione per il 54%.

Osserva inoltre che i collezionisti non amano farsi consigliare per i loro acquisti dagli art advisor, ma preferiscono utilizzare altre fonti e tra queste, con poca sorpresa, le piattaforme online. Il 60% ha dichiarato di rivolgersi alle gallerie d’arte per i suggerimenti e i consigli, una mediana di attingere dalle piattaforme online e una parte più piccola frequentando i musei o leggendo riviste.

 

Il mondo sta quindi cambiando. Indipendentemente dall’età e dal budget il collezionista si consulta col web, anche attraverso i social, e con le gallerie: per questo una figura nuova, che indaga l’arte e la casa, è utile per un’immagine coordinata.

 

 

Il valore aggiunto di una collezione privata.

 

Il gesto del collezionista si può paragonare a quello duchampiano, di selezione e riscossione. Le opere che colpiscono l’intenditore, il collezionista, smettono di essere semplici oggetti, non solo perché non sono più come gli altri, quelli non selezionati, ma perché cambiano il loro valore, caricandosi di una qualità ulteriore. Sono parti di una dimensione nuova, a sé.

Ed è il mondo che l’ architetto d’interni con competenze artistiche genera con la progettazione attraverso l’equilibrio di spazi, funzioni e pezzi d’arte. Una dimensione costruita secondo le preferenze di un individuo che, attraverso un esercizio estetico, sceglie le parti che compongono la sua opera d’arte totale, la casa come collezione privata.

 

 

Arte come personalizzazione.

 

Ogni raccolta dipende da una scelta, e non è mai lasciata al caso.

Può essere stimolata da fantasie o necessità, come il gusto del collezionista e la sua disponibilità economica, oppure essere una semplice visione, un sogno o un progetto, che in quanto tale rispecchia la propria personalità. Un po’ come l’immagine di una casa: la si sceglie per un motivo, preciso solo a noi, che aldilà degli spazi, genera una sensazione dettata spesso dalla nostra memoria storica.

 

Peggy Guggenheim. Oggi la sua casa museo sul Canal Grande a Venezia, il Palazzo Venier dei Leoni, vicino all’Accademia. contiene opere di Pollock, Picasso, Kandinskys, Calder, Kooning, Dalí, Duchamp ed Ernst.

 

George Lindemann con con i figli nel salotto della casa in Florida pieno di opere d’arte della famiglia. Due dipinti di Alex Katz e un servizio da cena appositamente commissionato e posto accanto agli Haas Brothers (a sinistra).

 

La collezione quindi, esposta, diventa in qualche modo una firma, una testimonianza della personalità e del gusto, che verrà tramandata alle future generazioni. Il collezionismo è una passione che difficilmente può essere limitata a fattori razionali e ingabbiata in semplici valutazioni economiche; la scelta si sofferma spesso su opere capaci di generare riflessioni, di suscitare emozioni forti, turbamenti, e anche veri e propri innamoramenti, talvolta inspiegabili.

 

Tommy e Dee Hilfiger nella loro villa di Miami, vicini ad un Jean-Michel Basquiat

 

Lo stilista e collezionista d’arte Kasper nella biblioteca con pareti di seta del suo appartamento di Manhattan. Femme à la Toilette (1925) di Fernand Léger.

 

Charles Churchward di fronte a un dipinto del suo mentore Alexander Liberman nella sua residenza di Santa Fe, nel New Mexico.

 

Valeria Napoleone nella sala da pranzo con tavolo e sedie di Lily van der Stokker e un grande dipinto di Lisa Yuskavage.

 

Portare in casa un quadro o una scultura è come scegliere un abito, giusto non solo nella forma, ma anche nella personalità considerandolo per ciò che ci comunica.

Scegli la tua arte. Per assonanza con il tuo passato, per quel messaggio solo tuo, per la linea di forza o la gamma cromatica, perché un bello assoluto è mai stato definirlo.

 

 

 

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